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Focolari: mai più cure per convertirsi all’eterosessualità

News pubblicata il 25 gennaio 2023 • Testo di Redazione Oref

Per il Movimento dei Focolari è arrivata l’ora della resa: l’omosessualità non si può più considerare un male da estirpare. Sono trascorsi decenni da quando Chiara confidava a un giovane focolarino «Preferirei che ti mettesse sotto una macchina piuttosto che commettere un atto omosessuale» e quasi trent’anni dalla pubblicazione de Le armate del papa, il libro in cui Gordon Urquhart denunciava i tentativi del Movimento di convertirlo all’eterosessualità, forzandolo a sposarsi con una donna.

A nulla sono valse le drammatiche testimonianze riferite da Urquhart sugli abusi psicologici verso le persone omosessuali che aderivano al Focolare: sin dai primi Anni Settanta, durante i corsi a Loppiano e nei suoi libri, don Gino Rocca ha sempre parlato di “cure” intese a correggere l’omosessualità — nonostante le terapie di conversione all’eterosessualità siano pericolose perché incoraggiano i pregiudizi verso le soggettività LGBTQ+, sono considerate pseudoscienza e vengono apertamente rifiutate dalle linee guida etiche delle maggiori organizzazioni per la salute mentale nel mondo.

Nel 2011 Francesco Serreli, presidente dell’Arcigay di Genova, ha raccontato il rifiuto della sua omosessualità da parte di sua madre, attribuendone la ristrettezza di vedute all’adesione della donna al Movimento dei Focolari:

Mia madre non riconosce la mia famiglia, tanto da non volerne sentire neanche parlare [...]; questa è per me una grande sofferenza, tanto che ho scelto di vivere la mia storia d’amore e sono ormai quasi sei anni che non la vedo; la mia famiglia ora sono [il mio compagno] Edo e [suo figlio] Stefano.1

Ancora nel 2016 un redattore (o una redattrice) del Movimento dei Focolari definiva

gente che ha fatto scelte diverse alla mia2

i frequentatori del night club di Orlando colpito da un attentato omofobo, a seguito del quale erano morte quarantanove persone. Alludere all’omosessualità come se fosse frutto di una scelta — e non un orientamento del tutto ordinario — alimenta la stessa omofobia che l’articolo tenta maldestramente di denunciare, aprendo la porta alla condanna di un insieme di pratiche a cui si è aderito per qualche volontà perversa e non per semplice predisposizione.

Quando si è occupato di questi temi, il Movimento l’ha fatto in forme caratterizzate da un patente pietismo. Il progetto nato in seno a Famiglie nuove “Nessuno solo” coinvolge coppie di varie nazioni con figli LGBT. Sin dal titolo, l’iniziativa evoca una chiara distanza tra un Noi (che-non-abbiamo-di-questi-problemi) e un Voi, che avete figli con orientamenti sessuali stravaganti. Noi non faremo sentire soli Voi, perché la vostra condizione invoca pietà. Chi è nel giusto si china su chi è sbagliato e gli tende la mano, con atteggiamento paternalista, senza minimamente interrogarsi sui danni che l’omofobia e la normatività etero-cisgender provocano su chiunque — anche su chi si trincera dietro la bandiera dell’eterosessualità. Invece di alludere a una salvezza comunitaria e a un abbattimento di ogni confine interno all’Opera, “Nessuno solo” racconta di una parte di comunità che aiuta l’altra, a condizione di mantenere e rispettare quel fondamentale steccato identitario che separa le due realtà.

Non una parola sulle famiglie arcobaleno, in cui sono i genitori ad avere orientamenti sessuali considerati non conformi: il progetto si rivolge a Famiglie Tradizionali che si trovano a gestire un problema generato dall’omofobia di cui la prassi del Movimento è da sempre intrisa — in coerenza con il Catechismo della Chiesa Cattolica, che considera l’omosessualità un’inclinazione oggettivamente disordinata. Altro sarebbe dichiarare che nel Movimento dei Focolari non esiste alcuna discriminazione interna perché le scelte individuali in materia sessuale non hanno alcuna rilevanza nella comunità ispirata all’Ideale dell’Unità.

Non una parola neanche sulle persone bisessuali, transgender o intersessuali, la cui condizione di marginalità è ancora più drammatica perché la loro esistenza è semplicemente negata; lo ha raccontato su questo sito Rosh K.

Generazioni di persone il cui orientamento sessuale è stato considerato “non conforme” ai dettami della società patriarcale cisgender hanno dovuto soffrire in silenzio, mascherare il proprio orientamento, mortificare i desideri della carne e abbracciare Gesù Abbandonato: il Carisma dell’Unità si è sempre dimostrato cieco nei confronti di questo carico di dolore, indotto dal durissimo giudizio di Chiara Lubich verso le pratiche omosessuali e dalla costante adesione del Movimento a un sistema di valori ultrareazionario.

Qualcosa si è rotto lo scorso 13 gennaio 2023, quando il Movimento dei Focolari — nelle persone de* due presidenti Margaret Karram e Jesús Morán — ha incontrato una delegazione del Progetto Giovani Cristiani LGBT per discutere dei contenuti di un appello firmato da 259 persone in tutto il mondo. L’appello porta alla luce oltre mezzo secolo di abusi psicologici:

Tutti hanno detto di voler continuare a vivere il carisma dell’unità ma sono stati messi davanti a una scelta: o sei eterosessuale o sei fuori. Questo bivio spesso non è comunicato in modo diretto, ma spesso velato. Semplicemente non sei più invitato agli appuntamenti e sei messo ai margini. A molti sono state proposte delle terapie di conversione, chiamate “di reindirizzamento all’eterosessualità”.

Il gruppo ha fatto sei proposte concrete, mettendo al primo posto le scuse ufficiali

sia per noi, sia per tutte le persone che non ci hanno scritto o non sono arrivati a contatto con il documento ma che hanno vissuto l’omolesbobitransfobia all’interno del Movimento.

I Giovani Cristiani LGBT chiedono:

1) Le scuse ufficiali per l’omo-lesbo-bi-transfobia dimostrata dal Movimento dei Focolari;
2) L’organizzazione di momenti di formazione rivolti a tutte le branche del Movimento dei Focolari;
3) L’abolizione delle terapie di conversione;
4) La partecipazione ufficiale del Movimento dei Focolari alla veglia organizzata ogni 17 maggio, giornata mondiale contro l’omo-lesbo-bi-transfobia;
5) La creazione di spazi di dialogo safe, protetti dal rischio di subire un giudizio morale per il proprio orientamento sessuale;
6) Il riconoscimento della libertà di autodeterminazione anche nella scelta (o meno) di fare coming out.

Al “derby cristiano tra Focolari e comunità LGBTQ+” Elisa Belotti ha dedicato un articolo su True-News (qui o qui).

Oref plaude all’iniziativa del Progetto Giovani Cristiani LGBT, grazie alla quale un intero universo di pratiche psicologiche abusanti è ora finito sotto i riflettori, senza che le più alte gerarchie dei Focolari lo abbiano negato in alcun modo; solo questa presa di posizione esplicita ha costretto il Movimento a lavare in pubblico i propri panni sporchi — nonostante la presidentessa Margaret Karram abbia dichiarato che il Movimento aveva già in programma (!) di sporgere le scuse alla comunità LGBTQ+.

Edoardo Zenone, uno dei promotori dell’incontro, ha dichiarato:

Tutte queste proposte sono state accolte in uno spazio di grande dialogo.

Nella stessa sede, Margaret Karram ha anticipato di aver coinvolto il gesuita Pino Piva, esperto di percorsi di accompagnamento pastorale con le persone omosessuali, per un incontro di autoformazione interna al Movimento. Se qualcuno dei sei punti verrà davvero preso in considerazione — e non semplicemente affidato a un comunicato dell’Ufficio Stampa dei Focolari e poi ignorato, com’è nelle abitudini del Movimento — ce lo dirà solo il tempo; per ora, tutto resta nella forma di un impegno preso a porte chiuse.

Per noi di Oref, l’incontro conferma che la denuncia pubblica e sistematica degli abusi perpetrati all’interno del Movimento è una forma di lotta non violenta necessaria ed efficace, in grado di stanare le gerarchie e metterle davanti alle loro gravi responsabilità, costringendole a invertire la rotta e a rimettere al centro i singoli individui a discapito della struttura.

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