Testimonianze

Il vissuto di un’ex focolarina consacrata

RENATA PATTI

Sono nata nel 1957 a Milano, ma vivo all’estero dalla fine degli Anni Ottanta. I miei genitori, che sono ancora in vita, mi hanno educata con grande amore senza mai farmi mancare nulla. Ho conosciuto il Movimento dei Focolari a dieci anni nell’ambito della vita della Parrocchia e della scuola media tramite la Parola di Vita: frase del Vangelo mensile che Chiara Lubich commentava per tutti i membri e aderenti del Movimento. Ben presto il Movimento si sostituì alla mia famiglia e, come fosse stato naturale per me, mi “arruolai” tra le Gen, seconda generazione del Movimento, una scelta quasi obbligata. La maggior parte delle Gen non aveva ancora scelto la propria vocazione, io in più ero una mini-Gen essendo ancora una bambina ma, dalla modalità gioiosa di comunicare la “vocazione più bella del mondo”, cioè quella di consacrarsi a Dio nella verginità ed entrare in Focolare, ne rimasi particolarmente attratta. Quell’ unico discorso, presentatomi con sorrisi e coinvolgimento affettivo, per me che ero una bambina e poi adolescente, mi era sembrato straordinario” e “affascinante”.

In quel periodo, come molte altre Gen, scrissi a Chiara per chiederle di darmi una “parola di vita” personale. In quell’occasione le comunicai delle difficoltà che incontravo alla scuola superiore con delle compagne che in modo disinibito e volgare si vantavano di tutte le relazioni sessuali con vari partner, cosa che mi dava molto fastidio. Qualche tempo dopo, avevo appena 15 anni e mezzo, ricevetti la risposta di Chiara, anche se firmata dalla sua segretaria personale di cui si fidava ciecamente. Chiara aveva quindi ricevuto la mia lettera e ne era stata molto contenta. Mi assicurava “la sua unità in questo impegno per essere pura, a costo di versare sangue dell’anima”. La Vergine Maria mi avrebbe aiutato, non dovevo dubitarne.

La mia chiamata

Chiara ti dà questa parola di vita: “…chi compie le mie opere non peccherà”
(Siracide o Ecclesiastico 24,21).

Ma scritta così, questa frase era rivolta a me “personalmente” da Chiara, che avevo imparato ad amare, anzi, a venerare.

Probabilmente i miei genitori non erano al corrente di questa lettera e ad ogni modo non facevano parte di coloro cui avrei chiesto di aiutarmi nel discernerne il senso.

Ormai il gruppo di cui mi fidavo era composto quasi esclusivamente da persone legate al Movimento dei Focolari, per i quali l’analisi era proibita, così come qualsiasi altro approccio critico. Vorrei dare un paio di esempi per esplicitare questo punto. Quando qualcuno aveva una domanda che poteva portare ad un’interpretazione diversa da quella di Chiara la risposta era:

Non devi cercare di capire tu, l’importante è che Chiara capisca, tu devi mettere in pratica ciò che Chiara ha capito.

In un’altra occasione una focolarina diplomata in teologia, ancora una Gen, durante un viaggio in auto con la sua “assistente Gen”, diede un’interpretazione diversa da quella che Chiara dava dell’unità. La responsabile fermò l’auto accostando in autostrada e le disse:

Scendi subito, sei d’ostacolo alla presenza di Gesù in mezzo. Se ti converti bene, altrimenti torni a casa a piedi!

E di esempi così ce ne sarebbero all’infinito. Così non potevo certo aspettarmi che qualcuno mi aiutasse ad interpretare quella lettera in modo diverso da come feci io e cioè che le opere da compiere erano quelle di Chiara o del Movimento dei Focolari, per le quali vivevo con gli altri come una fanatica, “fino a versare il sangue dell’anima”!

Non soltanto ero convinta del contenuto della spiritualità, ma credevo fermamente nelle strutture dell’Opera. Credevo nelle sue persone nel modo in cui mi venivano presentate, cioè nel modo in cui Chiara ci ripeteva sempre. Le strutture erano “uno spartito scritto in Cielo che lei suonava in terra”. Queste persone erano presentate come l’incarnazione dei “disegni di Dio” nell’Opera per il bene di tutta la Chiesa e di tutta l’Umanità.

La scelta di entrare

Così ben presto, a 18 anni entrai in Focolare letteralmente scappando di casa con due valigie e la collaborazione di mio cugino che pensava sinceramente di aiutarmi dandomi un passaggio in auto.

I Focolari sono piccole comunità di donne o uomini che si consacrano con voti privati di castità, povertà e obbedienza e comprendono anche gli sposati che fanno promessa di castità coniugale, povertà e obbedienza all’Opera di Maria.

Il giorno dopo la mia fuga, mio padre venne in Focolare (ancora oggi non so come abbia trovato l’indirizzo) per riportarmi a casa. Gli fu detto che non ne aveva il diritto perché ero maggiorenne. Mentre a me – nella parte privata dell’appartamento, cioè dove i visitatori non potevano accedere perché era il reparto notte – veniva detto: “Meglio che non vai a parlare con tuo padre. In ogni modo non capirebbe. Ricordati il Vangelo: Nessuno è profeta in Patria e anche chi ama suo padre e sua madre più di me non è degno di me”.

Sentivo la voce di mio padre alterata per la collera e l’emozione insieme ma non ho avuto la forza di essere me stessa e andare a spiegargli meglio la mia scelta. Rimasi in Focolare nella mia città ancora per un anno. Una focolarina mi fece assumere dove lavorava lei anche se non era esattamente il lavoro per il quale avevo studiato.

L’addestramento

A 19 anni partii con altre 16 focolarine, dette esterne, per Loppiano (FI), sede dell’Istituto Mistici Corporis, Scuola Internazionale per i futuri focolarini. Lì, sia il lavoro che lo studio erano gestiti da focolarine/i o sacerdoti focolarini intimamente legati e fermamente obbedienti ad ogni dettame della Fondatrice e del Centro dell’Opera, situato a Rocca di Papa.

Io non mi rendevo conto che, ascoltando sempre lo stesso discorso in modo univoco e filtrato dalle idee di Chiara Lubich, stavo cominciando a venerarla come una santa, anzi di più, come un idolo. Infatti tra di noi si diceva senza timore di sbagliarci che Chiara era la “vicaria della Madonna sulla terra”, nel senso che era Maria stessa in terra oggi.

Lo slogan “l’unità nella diversità” che proclamavamo a tutti era una frase non verificabile. Era piuttosto un’“uniformità”, ma non comunione di persone perché era vissuta come “assorbimento”.

Sì, ero assorbita al 100% nel gruppo, in cui ero cresciuta fin da bambina, senza riuscire a riflettere con uno spirito critico, che non era stato formato. Aderivo alle parole, ed anche ai desideri della Fondatrice e delle autorità che la rappresentavano, credendo alla “grazia di stato” che discendeva da Dio stesso su Chiara messa da lui a capo di un’Opera magnifica. Quest’Opera avrebbe avuto sempre una donna come presidente e questo la rendeva unica, modernissima, la più bella, la migliore! Chiara con il suo “Paradiso 1949” aveva formato un esercito schierato a battaglia per formare una rete nel mondo.

Cantavamo tantissime canzoni in voga in quel periodo, con le parole da lei modificate, che ci portavano alle stelle e con lei presenta tra noi cantavamo : “Siamo un’anima sola - con un solo destin - come gli astri del cielo - che stanno per sempre vicin.”. Quello che lei diceva cercavo di metterlo in pratica, senza discuterlo e aiutando gli altri ad obbedire alla lettera “ciecamente”. Così era l’atteggiamento radicale che le prime focolarine ci avevano insegnato ed io adoravo queste persone che sapevano raccontare certe esperienze della loro vita con un tale carisma ! Noi giovani, sedute a terra con le mani sotto il mento e gli occhi inchiodati nei loro occhi, cercavamo di carpirne lo sguardo. Era come imparare per ipnosi potremmo dire oggi ! Ero follemente innamorata di tutte

le sfide che Chiara ci proponeva. Affascinata dalla sua tempra di Leader, mi impegnavo in prima persona nella diffusione del suo Ideale. Sentivo il dovere di trasmettere tutto quanto avevo ricevuto e Chiara ci infiammava: “che nessun anima sfiori la nostra invano”. Tutti i focolarini avevano e penso abbiano tuttora la profonda convinzione di essere impegnati/e in una via di santità collettiva: vocazione voluta dalla Madonna per i laici e l’UNICA nuova forma di vita consacrata nel XX e XXI secolo.

La partenza per la missione

Dopo la Scuola di Loppiano nel 1980 sono stata destinata “da Chiara” all’estero, in un Paese di cultura e tradizioni molto diverse dalle mie. Era per me la volontà di Dio. Lui mi chiedeva di portare l’Ideale di Chiara lì in quella terra. Arrivai con due valigioni alla stazione a sera inoltrata. Dopo i saluti con i quali una focolarina si presentò come Capo-Zona (la massima autorità) e mi introdusse la mia nuova Capo-focolare salimmo in auto. La prima domanda della Capo-Zona fu: “Ma quanti anni hai?”; risposi “22” e lei rivolta alla mia Capo-focolare esclamò: “Ne possiamo fare quello che vogliamo!”. Ricordo ancora quell’affermazione anche se allora mi sembrava normale.

Cosa sperare di meglio che lasciarsi plasmare dai propri superiori ? Mi avevano educato fin da piccola negli ingranaggi di quel sistema e ancor più a Loppiano, dove non ho mai sentito parlare ad esempio di “foro interno” e “foro esterno” oppure di “discernimento”, nel senso che in Focolare non esiste un controllo esterno come potrebbe essere un direttore spirituale esterno, ma tutto è gestito da una persona sola che incarna la volontà di Dio e alla quale tutto va detto perché da soli non si può avere discernimento. Io comunque ho veramente fatto “pazzie” per diffondere il Movimento e per far guadagnare moltissimo alla comunità tramite i progetti che presentavo ad Istituzioni e Onlus Internazionali. Tenevo i conti fornendo tutte le fatture necessarie per rispettare i criteri stabiliti e mantenevo i rapporti con i responsabili.

Ripensando al sistema di questa struttura, ora sono terrorizzata dall’idea che altri giovani possano essere manipolati in tal modo, con il loro consenso tacito perché troppo ingenui o ancor peggio troppo convinti di adeguarsi alla volontà di Dio, proprio come me, con un Ideale così affascinante per un giovane, ma talmente inglobati in un sistema rigido e chiuso! Un ex-membro interno del Movimento ora Ispettore dei professori di religione in ambito universitario mi ha scritto recentemente la conclusione della sua analisi che condivido:

Approfondendo il discorso di Chiara Lubich, ne emerge una forte arroganza nei confronti della Chiesa, in quanto il movimento si colloca chiaramente al di sopra delle Chiese Maggiori.

Il nucleo dell’insegnamento di Lubich

L’Ideale di Chiara Lubich può essere riassunto nei concetti di Unità e di Gesù Abbandonato come due facce della stessa medaglia come lei stessa spiega. Unità, dal “che tutti siano uno” di Gesù, realtà purtroppo vissuta piuttosto come “assorbimento” e annullamento della propria personalità nell’autorità, nel gruppo nel quale ci si deve fondere a tutti i livelli.

Gesù Crocifisso e Abbandonato che Chiara ci chiedeva di “amare sempre, subito, con gioia” in tutti i dolori interiori ed esteriori, personali e collettivi.

Questa era certamente una ginnastica spirituale che poteva aiutare a trasformare il dolore in amore, il negativo in positivo, ma portava anche ad aderire “sempre, subito, con gioia”, cioè senza battere ciglio ad ogni richiesta dei responsabili “anche e soprattutto se richiedeva sacrificio, sofferenza e perdita delle proprie idee, desideri, programmi ecc.” – Chiara ci spronava a “saper perdere tutto, tutto, tutto” a vivere un’obbedienza cieca. In questo modo l’Autorità aveva un’arma infallibile perché spirituale, con radici profonde sulle quali fare leva per ottenere una sottomissione passiva

che soffocava totalmente lo Spirito nella coscienza individuale.

La mia giornata tipo

Ecco una giornata tipo nel mio primo Focolare dopo Loppiano - senza un minuto libero per me!

Nel nostro Focolare, situato in una grande città, si cominciava alle 6:30 con doccia e colazione, seguiti, alle 7:00 o alle 7:15, da una mezzora di meditazione su scritti di Chiara o bobine ascoltate con un registratore dell’epoca. Alle 7:45 ci vestivamo rapidamente per andare nella chiesa di fronte al Focolare e raccoglierci per qualche minuto dinanzi al tabernacolo (questo gesto è detto “ visita al Santissimo Sacramento ”) e leggevamo un testo di Chiara scritto sul nostro libro di preghiere riservato ai membri interni del movimento.

La messa cominciava alle 7:50 e terminava verso le 8:15.

Subito dopo andavamo al lavoro. Io iniziavo alle 8:30 e ci andavo a piedi.

La mia pausa pranzo era tra le 12:30 e le 14:00 ed era in quel momento che mi si chiedeva di vivere il mio colore, l’“azzurro”, che comprendeva anche le pulizie.

La mia capo-focolare mi aveva scritto su una scheda il ciclo del lavaggio dei vetri perchè tutto fosse sempre splendente e tutti i dettagli delle pulizie... Ero diventata così scrupolosa che lo seguivo a volte al punto di non aver il tempo di mangiare. E saltavo il pranzo correndo al lavoro per non arrivare tardi.

La sera tornavo spesso verso le 17:30. C’era sempre qualche piccola cosa da fare per dare una mano o fare il proprio bucato e alle 18:30 era prevista la cena, che la focolarina, che aveva il colore

“verde”, preparava splendidamente. Tutte le sue pietanze erano sempre buonissime. Aveva imparato alla lettera i piatti preferiti della Capo-zona e le sue ricette particolari. Anch’io avevo cambiato i miei gusti : i miei piatti preferiti erano diventati i suoi, con sforzo, ma convinzione di dover fare unità anche in questo.

A cena c’erano molto spesso degli ospiti e tutte le sere una di noi veniva scelta dalla capo-focolare per restare “con le persone”, fare la meditazione e dare notizie di Chiara e del Centro a Rocca di Papa, nonché di tutte le date e i luoghi degli incontri previsti. Io ero considerata “troppo piccola” e quindi mi occupavo del mio secondo colore – l’arancio, cioè l’apostolato – che consisteva nell’aggiornare gli schedari trascrivendo i dati (nome, cognome, indirizzo, telefono e professione, la data del primo incontro e dei successivi con impressioni e echi positivi sul movimento e di chi aveva promesso di farci arrivare “la provvidenza” cioè varie donazioni in denaro o altro).

La focolarina che stava con le persone era autorizzata a superare l’orario fissato per andare a letto (22:00), perché forse era occupata ad ascoltare una situazione dolorosa e delicata o a dare consigli, e allora era meglio non interrompere…le altre dovevano coricarsi all’ora prevista e non un minuto dopo, pena una solenne sgridata - che in Focolare si chiama “purgatorio” – per non aver fatto “la volontà di Dio”. Ognuna puntava alla perfezione nel proprio “colore”, nonostante le difficoltà... in fondo in fondo per piacere alle superiori gerarchiche, che volevano plasmarci a loro immagine.

La mia malattia e il declino

Non è da escludere che la mia sensibilità mi abbia esposto ancor di più alla violenza di questo funzionamento. Ma ad un certo punto il mio corpo si ribellò e, sottoposta a questo ritmo, persi 10 kg rapidamente e arrivai a 42 kg. Ho vissuto una profonda depressione psichica per la quale solo la mia famiglia si investì al 100% per aiutarmi. Venni infatti rimandata a casa e i miei genitori mi ripresero con loro e con amore grandissimo mi curarono.

Riflettendo sul funzionamento spirituale e anche pratico della vita di Focolare ora io posso scrivere che una cosa è certa: se cambiava la responsabile, cambiavano anche le abitudini e quindi: “la volontà di Dio” del giorno prima diventava l’esatto contrario l’indomani!

È difficile da credere, ma è proprio così in Focolare e bisogna “tagliarsi la testa”, “non ragionare”, “fare unità”, “perdersi nell’altro”, “cessare di esistere di per se stessi, ma fare il vuoto per essere l’altro”, ecc. Dicono che “È la ginnastica dell’unità”!

È così che ho creduto appassionatamente alla “volontà di Dio” di Chiara Lubich e di ogni capo focolare o capo zona che lei mi ha dato nei 31 anni nei quali ho vissuto in Focolare e, con il permesso di Chiara – dopo la mia guarigione – in un appartamentino accanto al Focolare da sola – per riposare un po’ più delle altre. Purtroppo ora devo ammettere che questa spiritualità è stata imprigionata nelle strutture rigide e chiuse di un Movimento che presentava sempre di più delle caratteristiche assimilabili a un gruppo settario. Potrei testimoniare di tanti abusi morali e psicologici perpetrati in nome di questa spiritualità.

Il distacco di alcune compagne

Nel febbraio 2007 la situazione divenne insopportabile allorché successe qualcosa che ai miei occhi era gravissima. Venni messa al corrente da alcune focolarine della loro prossima dipartita dal Focolare, prima che la notizia fosse resa nota anche agli altri, facendomi leggere le loro lettere di dimissioni subito dopo averle inviate. Una di loro, con un posto di responsabilità che lasciò nel 2007, scriveva alla Capo delle Focolarine del mondo intero una lettera della quale cito alcuni paragrafi importanti:

Chiedo con questa di essere dimessa dai miei voti nell’Opera di Maria.
Dopo una lunga (anni...) e sofferta maturazione, sento in coscienza di dover fare questo passo perché è l’unica strada che vedo per poter rimanere fedele alla scelta di Dio, anzi, per poter continuare a vivere da cristiana.
…Ma mi è impossibile di vivere questo rimanendo dentro l’Opera (l’Opera come è adesso al Centro) dove la cultura di non trasparenza e di paura è diventata tale da farne una caricatura del nostro Ideale.
…Mi rincresce fortemente che durante anni ho dato il mio contributo a questa cultura. È solo la fede in Dio-Amore che mi aiuta a cacciare il pensiero che Lui potrebbe chiedermi dei conti per tutto questo tempo che ho speso “con le carte”, rafforzando queste strutture, invece di amare.
…Parto, con una tristezza infinita nel cuore, anche per le molte persone che dentro l’Opera ho potuto conoscere, apprezzare ed amare. Faccio questo passo anche per loro, perchè sono troppo numerose quelle che vi hanno perso la salute o l’equilibrio psichico!
(lettera firmata)

Vi fu ancora un’altra lettera tra quelle lette, citata integralmente in un libro molto attuale1, che riguarda sette gruppi e ha un capitolo su “Il Movimento dei Focolari. Il totalitarismo del sorriso”. L’autrice e giornalista, Carlotta Zavattiero, riguardo i Focolari, ha fatto centro e con la sua analisi acuta ha “rotto gli argini del silenzio” di alcuni. Per questo vorrei dirle pubblicamente “grazie”.

Questo restringersi del Centro genera in così tante persone più “coscienti” o più attive nell‟ascoltare Dio in loro, un malessere che si traduce spesso in “paura”:
paura di esprimersi che genera una condanna al “silenzio”;
paura di essere “mandato” chi sa dove o della “punizione”– come si dice – per il fatto d‟aver preso l’audacia di parlare”;
paura di rischiare per le conseguenze;
paura di dirsi, di comunicare perchè tutto viene ridotto all’immobilismo di un concetto”;
paura di essere considerato “diverso” dagli altri;
paura dell’altro che potrebbe denunciare a sfere più alte gli interrogativi che si hanno nei confronti dell’Opera;
paura di non essere “perdonato” dai superiori, dagli altri;
paura di dover subire per anni il silenzio di condanna del fratello maggiore;
paura di non essere all’altezza o di non essere capace di eseguire certe cosiddette “volontà di Dio”, pur sentendo la situazione locale non ancora matura o non avendo le forze sufficienti per realizzarle come viene chiesto dal Centro... questo si conclude sempre con un’unica via d’uscita: sottomettersi, “conformarsi” ad un certo modo di fare, di essere. E così nasce purtroppo un clima di sospetto nel confronto del fratello, una sfiducia, una profonda solitudine, un non “essere” famiglia!

Dove è la vita semplice di Cristo in noi e fra noi? Dove è il “noi abbiamo creduto all’‟Amore”?
Sempre di più si accentua quest’unica volontà di salvare l´Opera di Dio, a scapito dell’uomo, che si sente trattato come un burattino alle volte senza nome. Burattino che può essere spostato di qui o di là, senza tener minimamente conto di cose essenziali come, per esempio, lo stato di salute delle persone...!
Perchè un’Opera così “grande”, se perdiamo la nostra “anima”? Se perdiamo il rapporto con l’essenziale: essere per la gente, tra la gente, con la gente dando la cosa più “grande” al mondo di oggi: Dio!

Il mio distacco dalla comunità

Quando leggevo queste lettere sentivo dentro una tristezza e anche una collera che non riuscivo a contenere. Spedii anch’io una lettera a Chiara Lubich affidandone la consegna tramite e-mail ad una persona del Centro del Movimento, la sola nella quale mi sembrava di poter confidare. Poi le telefonai. Dall’altra parte:

Ma sì… ho ricevuto la lettera di … e anche delle altre – per informazione – e ho convocato il Centro dell’Opera per le 16.00 oggi pomeriggio… Ho detto che se ci scrivete queste cose “vuol dire che dobbiamo convertirci”.

Ricordo che risposi: “MAGARI!” e poi mi chiese:

Mi permetti di leggere anche la tua lettera a Chiara oppure è personale solo per lei?

Diedi l’assenso.

Non riuscivo più ad aderire in coscienza a ciò che non ritenevo più cristiano e lo scrissi a Chiara Lubich senza mezze misure: una risposta scritta ci fu, credo che non fosse stata la sua. Lasciai anch’io il Focolare il 13 aprile 2008 un mese dopo la morte di Chiara Lubich (14 marzo 2008).

Dopo qualche mese ricevetti una breve lettera di accettazione delle mie dimissioni che si riferiva all’articolo 80 del Regolamento delle Focolarine. Dopo più di 40 anni di vita nell’Opera di Maria mi si dava un addio del tutto anonimo, con un art. 80 del Regolamento che recita:

Una focolarina di voti perpetui, che per motivi gravi intenda lasciare la sezione, dovrà esporre la sua situazione alla responsabile centrale, la quale, udita la responsabile di zona e col consenso del Consiglio, potrà concederglielo.

Dopo il Focolare

Avevo sete di Verità, di Libertà, di rapporti sinceri e avevo un’infinità di domande senza risposta. Così mi iscrissi ad alcuni corsi di Filosofia e di Teologia all’Istituto di Studi Teologici (I.E.T.) dai Gesuiti. Attraverso questi studi sono arrivata a nuove comprensioni. Ho trovato un ambiente aperto in cui “intelligenza e cuore” vanno di pari passo e dove attraverso la conoscenza si aiutano gli allievi a formare un proprio spirito critico: strada per me ardua dopo la formazione univoca ricevuta in Focolare.

Ho capito che, solo mettendosi “fuori” si riesce a capire ciò che il Cardinale di Olivier Le Gendre spiega sapientemente nel libro best seller Confession d’un cardinal:

Alcuni di questi movimenti esigono molto dai loro membri: obbedienza, disponibilità, esclusività, contributo finanziario importante, grande rispetto nei riguardi dei fondatori e dei responsabili. Di fronte a questo genere di pretese, si possono avere due impressioni. La prima è di meraviglia per la generosità che anima questi cristiani: vogliono vivere una fede impegnata e per farlo non risparmiano le loro energie. La seconda induce a domandarsi se quelle pretese non si spingano un po’ troppo lontano, se non giovino esclusivamente ai dirigenti dei movimenti stessi se non siano presentate con troppa insistenza se non siano imposte attraverso pressioni mentali anomale ed eccessive.2

Dopo la morte di Chiara Lubich

A cinque anni dalla morte di Chiara Lubich (14 marzo 2008-2013) secondo le norme canoniche il 7 dicembre 2013 i focolarini hanno chiesto – tramite la loro presidente Emmaus-Maria Voce di aprire la causa della sua beatificazione. Anche se alcuni esperti potrebbero affermare il contrario di ciò che penso e scrivo, io non posso dimenticare le molte testimonianze dolorose e pesanti delle vittime di questo sistema tuttora benedetto dalla Chiesa che ha visto anche qualche vittima di morte violenta, come il suicidio di Marisa Baù – una focolarina che si è impiccata vicino a Montet (Centro del Movimento) in Svizzera. Il suicidio è stato reso pubblico per il fatto che l’hanno cercata per più di un mese. Ultimamente nel gennaio 2014 l’omicidio avvenuto nel Focolare maschile di Dublino in cui – secondo la stampa locale - il trentaquattrenne omicida (Focolarino) ha reagito violentemente al fatto che il compagno giocando a scacchi non avrebbe rispettato le regole del gioco. Ciò che ho vissuto l’ho scritto in 203 pagine che stanno diventando un romanzo biografico. È un lavoro in corso, scritto in francese e non ancora tradotto in italiano.

Mettere nero su bianco è stato per me liberatorio e anche di aiuto ad altri che hanno letto, poi la mia partecipazione al Congresso dell’ICSA-Trieste 2013 che mi ha dato la dimensione internazionale di questa ricerca e il coraggio di denunciare le derive settarie anche in seno alla Chiesa Cattolica, uno dei temi del Congresso. Sono profondamente convinta che i fedeli hanno non solo il diritto, ma il dovere di donare la propria esperienza, anche quella che ha causato problemi e gravi problemi per loro stessi e per altri. Alle autorità ecclesiastiche sarà dato il “Discernimento” per ricostruire i fatti, a volte chiari ed altre molto oscuri, relativi ad alcuni gruppi ecclesiali, che ricevono applausi e lodi perché non sono conosciuti realmente nelle loro strutture interne. Non sono la sola a pensare fortemente che occorrerebbe uno studio urgente e approfondito di teologi non aderenti, non compiacenti al Movimento dei Focolari e ai movimenti ecclesiali e nuove comunità, con uno spirito libero!

Non sono l’unica a parlare!

Quando è uscito il libro di Monique Goudmit in olandese3 il Movimento dei Focolari fece circolare la voce che Monique era una malata e ci invitava a “non fare caso”, ad “ignorare”! Quasi a farci intendere che fosse una “pazza”. Io invece finalmente la ritrovavo dopo circa 40 anni in cui non ci eravamo più riviste. No! Monique non era pazza, aveva finalmente trovato la forza e il coraggio di cominciare un cammino di liberazione e da quel momento nel 2010 ci siamo incontrate spesso e con grande gioia. Ho ricevuto molto dal suo libro, mi ha dato coraggio per scrivere anch’io quelle che da sempre chiamo “le mie pagine”, dopo aver frequentato un atelier di scrittura. Abbiamo percorso un pezzo di strada insieme così come con altri e altre – soprattutto con lei comunicando per telefono – ma ciò che mi era dato di comprendere con gli studi che avevo cominciato lo condividevo anche con lei e ci dava gioia “crescere ogni giorno di più” come diceva lei. Quando il primo capitolo “delle mie pagine” fu tradotto in italiano, lingua che accomuna tutti i focolarini nel mondo, Monique è stata la prima a riceverlo.

Un altro libro messo al bando dai Focolarini fu Le armate del papa di Gordon Urqhuart, che ho letto subito dopo la mia uscita e che mi ha dato chiarimenti molto grandi. È un libro del 1995 che si può trovare ancora solo in originale inglese The Pope’s Armada mentre è raro trovarne versioni in lingua francese o italiana. L’Autore mi disse un giorno che erano sparite dalle librerie in Francia e in Italia nel giro di una settimana!

Ultimamente anche Monique ha pubblicato un articolo4 su ICSA Today in inglese, io invece ho pubblicato alcuni articoli in varie lingue raccontando i fatti attraverso i quali traspare che in Focolare non si applica una pedagogia della libertà. Mi hanno dato spazio anche in un sito internet cattolico.

Ulteriori voci si sono levate sul fenomeno delle derive settarie nella Chiesa Cattolica, come la lettera di Mons. Georges Pontier – arcivescovo di Marsiglia e Presidente della Conferenza Episcopale Francese - in risposta ad un collettivo di quaranta persone tra vittime e parenti di vittime di membri o ex-membri di Movimenti ecclesiali e Nuove Comunità che gli avevano scritto.

Ora ho la Speranza che, con la testimonianza in parole e atti di Papa Francesco - che mette al centro la Parola di Dio, cioè il Verbo fatto carne, Gesù - la Chiesa di Gesù, con la “corresponsabilità” di tutti, avrà la forza e il coraggio necessari per intervenire ed aiutare a fare chiarezza.

È il profondo desiderio di molti che ciò avvenga.

Fonte: Renata Patti, “Sulle strutture interne del Movimento dei Focolari” in Manipolazioni e vessazioni. Rassegna internazionale di contributi teorico-pratici dell'Associazione Sos Abusi Psicologici, anno III, n. 1, aprile 2014.

1. Carlotta Zavattiero, Le Lobby del Vaticano. I gruppi integralisti che frenano la rivoluzione di Papa Francesco, ChiaraLettere, pp. 88 e segg.
2. Anonimo in Olivier Le Gendre, Orgoglio e pregiudizio in Vaticano. Le confessioni di un cardinale sulla Chiesa di ieri e di oggi, Piemme, p. 256.
3. Monique Goudmit, Bevrijd over identiteitsverlies en de lange weg naar heelwording, 2009.
4. Monique Goudmit, “I really believed that this way of living was right” in ICSA Today, vol. 2, n. 3, 2011, pp. 24-6.

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