Paradiso ’49 finalmente dato alle stampe: una riflessione
News pubblicata il 21 agosto 2026 • Testo di La Redazione
Questa è la storia di un documento rimasto a lungo riservato.
Un documento particolare, nato all’interno di una fede che si basa sulla Verità rivelata e percepito come espressione di un carisma, di una grazia straordinaria, capace di offrire una nuova comprensione della realtà spirituale. Esperienze di questo tipo non sono rare negli infiniti mondi cattolici: ogni comunità riconosce i propri doni, e quelli legati al proprio fondatore possono assumere un valore speciale, fino a diventare una chiave attraverso cui leggere la vita della comunità e la sua missione nella Chiesa.
Così è per Chiara Lubich e per il Movimento dei Focolari con il Paradiso ’49, di recente dato alle stampe dopo essere rimasto per molti anni accessibile soltanto in forma limitata. È il libro delle visioni che Chiara ha ricevuto nell’estate del 1949 ed elaborato con l’aiuto di Igino “Foco” Giordani, Pasquale Foresi, Klaus Hemmerle e molti altri, fino a fondare una vera e propria comunità di studiosi, la Scuola Abbà, incaricata di esaminare il testo in maniera permanente e di svilupparne le implicazioni teologiche, nell’orizzonte di quella “nuova umanità” cui il Movimento si sente chiamato.
Chi non ha dimestichezza con il linguaggio dei focolarini potrà trovare il libro difficile, anche con il supporto dell’enorme apparato di note con cui la Scuola Abbà lo ha commentato; chi invece ha alle spalle un’esperienza nel Movimento potrà riconoscervi molti elementi che hanno segnato la spiritualità e la vita comunitaria dei Focolari nel corso degli anni. Proprio per questo la pubblicazione del testo offre oggi l’occasione di interrogarsi sul rapporto tra quelle formulazioni originarie e alcune delle criticità emerse successivamente.
Tutte queste carte che ho scritto valgono nulla se l’anima che le legge non ama, non è in Dio. Valgono se è Dio che le legge in lei.
Ed ora non posso, non possiamo più tornare indietro, non possiamo più uscire dal seno del Padre. Questa è per noi la volontà di Dio.
Questo è il tono con cui si esprime Chiara Lubich in Paradiso ’49; e la convinzione di non avere semplicemente visto il paradiso, ma di esservi entrata, rappresenta una delle espressioni più alte dell’ideale dell’unità, il carisma — o presunto tale — intorno al quale si costruirà l’esperienza dei Focolari.
Molte espressioni, slogan e immagini che negli anni diventeranno familiari nel Movimento si ritrovano già nelle carte del Paradiso ’49: seguire il proprio raggio, divina avventura, castello esteriore, insieme a una struttura molto articolata che riflette quella della rosa mistica vista in cielo. La continuità è notevole e rende queste pagine particolarmente importanti per comprendere le radici della cultura spirituale del Movimento.
Proprio qui nasce però una prima questione. Il testo del Paradiso ’49 non era liberamente accessibile, almeno ufficialmente, nemmeno a molti membri interni del Movimento. Per lungo tempo, dunque, idee che contribuivano a dare forma alla spiritualità e al linguaggio della comunità potevano essere conosciute soprattutto attraverso la loro elaborazione successiva, senza che fosse sempre possibile risalire direttamente alla fonte. La pubblicazione permette oggi di osservare questa genealogia con maggiore chiarezza.
Da parte sua Piero Coda, teologo e presidente della Scuola Abbà, sottolinea la portata dell’esperienza di Chiara e la funzione attribuita al Paradiso ’49 nell’elaborazione teologica del Movimento:
Incarnazione: questa dunque, per molti versi, la parola chiave che qualifica l’ultimo tratto del percorso trattato nel Paradiso ’49. L’Opera di Maria è misticamente forgiata in Cielo a partire dal patto di unità di Chiara con Igino Giordani, Foco. Ora, la realtà da Dio comunicata in Paradiso dev’essere tradotta efficacemente in terra — in conformità al Vangelo di Gesù e come espressione della missione della Chiesa — Come “luce”, “lievito”, “sale” di una nuova umanità. [...]
“Il contenuto del patto, in definitiva, consiste infatti nell’offerta di sé a Dio — da parte di Chiara e di Foco, insieme — sulla misura di Gesù Abbandonato (...) e ciò è tanto vero e reale, come attualizzazione dell’efficacia dell’Eucaristia, per cui si è fatti “molti un sol corpo”.1
È su passaggi come questo che vale la pena soffermarsi. La misura di Gesù Abbandonato, l’offerta di sé e il tema del nulla appartengono al nucleo della spiritualità focolarina; allo stesso tempo, proprio il linguaggio dell’annullamento della personalità ricorre nelle testimonianze di molti fuoriusciti, ed è un tema di cui abbiamo parlato spesso anche nei nostri blog.
La domanda diventa allora inevitabile: in quali condizioni un linguaggio spirituale fondato sul dono di sé può trasformarsi in una richiesta di rinuncia al proprio giudizio o alla propria individualità? È possibile vivere l’Ideale mantenendo uno spazio pieno per l’autonomia personale? E come si distingue, nella pratica comunitaria, l’esperienza liberamente scelta del nulla da forme di pressione o di conformazione?
Paradiso ’49 pone inoltre con forza il problema del ruolo attribuito a Chiara Lubich. La tensione della Scuola Abbà è mostrare come dal Paradiso derivi una particolare comprensione di Dio e della realtà. Nel testo Dio appare attraverso il modo di pensare e di vedere di Chiara, con una costruzione spesso logica, quasi matematica.
Vede con gli occhi dell’anima: e così comunica a Foco e alle sue prime compagne quanto vive e vede affinché essi facciano la stessa esperienza.
Questa frase pone una questione importante. L’esperienza vissuta da Chiara diventa il tramite attraverso cui Foco e le prime compagne sono invitati a entrare nella medesima esperienza. È una dinamica comprensibile all’interno di una tradizione mistica e carismatica, ma diventa delicata quando l’esperienza individuale della fondatrice acquista un valore normativo per un’intera comunità. Quanto spazio rimane, allora, per esperienze spirituali differenti, per interpretazioni diverse, per il dissenso?
La pubblicazione del testo permette finalmente di porre queste domande direttamente sulla fonte, invece di affidarsi soltanto alle formulazioni successive della spiritualità del Movimento.
Resta anche il problema del rapporto con la gerarchia ecclesiastica. Nel Paradiso ’49 emerge una concezione fortemente ordinata della realtà spirituale: una struttura di livelli, rapporti e posizioni che trova una delle sue immagini più evidenti nella rosa mistica. Questo elemento merita attenzione perché una rappresentazione gerarchica del cosmo può facilmente diventare anche un modello attraverso cui pensare i rapporti all’interno della comunità.
Il paradiso di Chiara è verticistico e fortemente strutturato. Anche la rappresentazione di Dio e della Creazione risponde a una logica di ordine, posizione e relazione. Sarebbe interessante comprendere quanto questa visione abbia influito sulle forme concrete assunte dal Movimento e quanto invece appartenga semplicemente al linguaggio mistico e teologico dell’epoca.
Chiara può descrivere l’ebrezza provata quando Dio la pone al vertice della Creazione. Il punto da interrogare, oggi che il Paradiso ’49 è finalmente disponibile, è che cosa accade quando immagini come questa escono dall’esperienza mistica individuale e diventano parte dell’immaginario condiviso di una comunità.
Per molti anni quel documento è rimasto sullo sfondo, presente attraverso il linguaggio, le immagini e le interpretazioni che ne derivavano, ma difficilmente accessibile nella sua interezza. Ora che possiamo leggere direttamente il Paradiso ’49, diventa possibile riconoscere nelle sue pagine la matrice impressa da Chiara Lubich a molte delle dinamiche che hanno segnato la storia dei Focolari e stravolto la vita di molti focolarine e focolarini nel corso degli anni, e soprattutto ricostruire come quei principi siano stati tradotti nel tempo in linguaggio, norme e pratiche della vita comunitaria: pratiche di cui abbiamo trovato riscontro nelle nostre esperienze e nelle numerose testimonianze ricevute da comunità dei Focolari in diverse parti del mondo.
Approfondimenti
Sul tema ha scritto Tanya Marfisa sul suo blog a cui rimandiamo.
1. Piero Coda, “Per una lettura teologica”, prefazione a Chiara Lubich, Piero Coda (ed.) e Alba Sgariglia (ed.), Paradiso ’49, Città Nuova, Roma 2026, p. 38.
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